Category Archives: lotte

Clariste Soh Moube: «Se una donna si alza, altre mille la seguiranno»

di Geraldina Colotti

Fonte: il manifesto

«Per essere efficaci contro il capitalismo distruttore, bisogna federarsi, il Social Forum di Dakar è uno spazio d’incontro prezioso», dice al manifesto Clarisse Soh Moube. Clariste, camerounese di nascita e maliana d’adozione, è ricercatrice al Centro Hamadou Hampaté Ba e autrice del libro Le Piege, pubblicato a Bamako dalle le Editions Gouttes de sable con prefazione di Aminata Traoré. Clariste sarà anche una delle delegate africane alla Conferenza mondiale delle donne di base (www.conferenzamondialedonne@wordpress.com) che si svolgerà a Caracas nella settimana dell’8 marzo e che ha avuto un momento preparatorio a Dusseldorf, in Germania, dove l’abbiamo incontrata.

Quale sarà il vostro contributo a questo Social Forum?

Saremo un gruppo di 150 donne e 250 giovani con cui abbiamo lavorato per preparare gli incontri di Dakar. Il Centro Hamadou Hampaté Ba fa ricerca in alternativa allo sviluppo. Insegniamo alle donne a riflettere e a mettere in campo pensieri e pratiche alternative allo sviluppo neoliberista, distruttore e mortifero per la maggior parte dei giovani africani. Fulcro della ricerca è la consapevolezza delle donne, vero motore delle nostre società.

Forniamo loro gli strumenti e le informazioni perché individuino le cause e le conseguenze di quel che capita all’Africa e a loro stesse: perché il loro marito è senza lavoro, perché tocca a loro tappare tutte le falle senza avere la considerazione che meritano, perché nel corso degli anni i prezzi degli alimenti sono raddoppiati mentre le famiglie sono sempre più povere e prive di quelle risorse che ci vengono rapinate. Quel che accade in un villaggio in piccola scala è il riflesso di dinamiche mondiali più ampie e complesse, ma che hanno la stessa origine e i medesimi responsabili. Immaginiamo un’ Africa comunitaria e solidale che si metta in piedi e imponga dal basso un altro sistema sociale.

Lei fa anche parte dell’associazione Mille et une femme debout, Mille e una donna in piedi.

La nostra è un’associazione estesa a molte regioni dell’Africa e dell’Europa che ha come obiettivo l’autopromozione sociale delle donne meno favorite, che in ogni settore eleggono proprie rappresentanti e si autoorganizzano. Sono contadine, casalinghe, disoccupate.Un gruppo di noi si occupa della loro formazione in ogni settore, a partire da quello economico e politico. Il nome indica l’esempio che è capace di dare una donna: basta che una si alzi in piedi e la nostra azione si moltiplica per mille. E se una donna viene abbattuta, il suo esempio si moltiplica per mille. In Africa non si parla alle donne dei problemi del mondo, si pretende da loro che risolvano quelli della sopravvivenza, invece hanno bisogno di avere informazioni sulla politica economia, sull’assenza di sovranità alimentare e il suo legame con la malnutrizione, hanno bisogno di capire il rapporto che c’è fra la comparsa del cibo spazzatura o degli alimenti geneticamente modificati e certe malattie che stanno diventando croniche.

La nostra associazione, come il Centro Hampaté Ba, le aiuta a essere consapevoli del posto che occupano nel mondo. Dal Medioriente e dall’America latina arriva la lezione della storia:non c’è niente di più forte del potere del popolo.

Nel suo libro racconta la sua esperienza di migrante, respinta insieme a molti altri africani alla frontiera sud dell’Europa. Cosa le ha insegnato quel viaggio?

Ho fatto parte di quei giovani che guardano all’Europa come un modello da seguire. Una falsa speranza che si è infranta sul filo spinato della Fortezza Europa. Quando sono tornata in Mali, ho conosciuto Aminata Traoré e ho capito dov’era l’abbaglio: ero un ingranaggio utile al sistema, l’ultimo anello di una catena che solo io potevo spezzare. E mi sono data da fare.

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Violenza sulle donne: Filippine

La rete Gabriella:«Quegli abusi dei soldati su di noi»

di Geraldina Colotti – Fonte : il manifesto

Per ogni donna che cade, altre 10 prenderanno il suo posto», dice al manifesto Joan Salvador, rappresentante della rete Gabriela, che agisce nelle Filippine. Joan Salvador ha rappresentato il suo paese a un incontro internazionale, che si è tenuto a Dusseldorf in preparazione della Conferenza mondiale delle donne «di base», che avrà luogo a Caracasdal 4 all’8 marzo 2011. Un appuntamento, organizzato da una rete di collettivi di donne dell’America latina e dell’Europa (in particolar modo Ana Soto del Venezuela), che ha coinvolto donne di tutti i continenti; e che avrà al centro i diritti negati delle donne, la loro resistenza e le loro proposte.

Gabriella – spiega Joan – «è una rete nazionale di organizzazioni di base che si occupa di diritti umani, in particolare di quelli femminili. Si batte contro la violenza sessuale, la tratta, e anche contro censura e repressione che sono tutt’ora molto alte nel paese».

Gabriella è l’acronimo di General Assembly BindingWomen for Reforms, Integrity, Equality, Leadership, and Action, ma è stata chiamata così anche «in onore di Gabriella Silang, che ha guidato una rivolta contro la Spagna nella seconda metà del XVIII secolo». La rete – spiega ancora Joah – è stata fondata nell’aprile 1984. Allora, «10.000 donne marciarono a Manila, sfidando un decreto del dittatore Marcos che proibiva le manifestazioni ».

Da allora, le donne filippine scendono in piazza sfidando la repressione e i piani dei governi che, col pretesto della «lotta alle organizzazioni combattenti, colpiscono le attiviste e la popolazione civile dei villaggi». Oggi – denuncia Joan – «molte donne della società civile sono in carcere con l’accusa di aver aiutato la resistenza armata, anche se non è vero. Una omeopata è stata arrestata a marzo 2005 a casa sua. Per quattro giorni non si è saputo dove fosse. Gabriella si è mobilitata, ha promosso una campagna per chiedere all’esercito la ricomparsa della dottoressa, che era anche una mediatrice di pace. Invece, sui media veniva presentata come una leader del Partito comunista filippino. Quando l’abbiamo rintracciata, abbiamo saputo che per quattro giorni è stata tenuta in carcere  bendata e in una stanza buia e fredda e che è statamolestata sessualmente».

Un’altra donna, Judy Lee, «il mese scorso ha partorito un bambino, il giorno dopo nonostante fosse bisognosa di cure, è stata riportata in carcere». Un’altra ancora, «Mercy Castro aveva una gravidanza a rischio, ma il governo non ha permesso che le venissero prestate le adeguate cure mediche, e Mirna, una delle attiviste di Gabriella, è da tempo in carcere senza processo, ma ogni volta si trova un pretesto per rinviare l’udienza».

Gabriela si mobilita «contro l’impunità e i poteri di cui gode l’esercito, che persegue e intimidisce gli attivisti e la gente comune nei villaggi, in primo luogo le donne. Con questo governo – afferma ancora Joan Salvadore – le cose non sono cambiate, la subordinazione agli Stati uniti non è diminuita, la popolazione è sempre in miseria». Un esempio? «Sulla cordigliera abbiamo moltissimi minerali che servono alla popolazione, ma di cui la popolazione non usufruisce perché vanno a vantaggio delle multinazionali, che hanno mano libera per distruggere l’ambientema non creano risorse per la popolazione».

L’alternativa? «La sta mostrando, in concreto, il Partito comunista che in molti villaggi costruisce un altromodo di vivere, e le donne sono in prima fila».

 

Le lavoratrici OMSA invitano tutte le donne ad essere solidali con loro

Le lavoratrici OMSA invitano tutte le donne ad essere solidali con loro, boicottando i marchi :

Philippe Matignon – Sisi – Omsa – Golden Lady – Hue Donna – Hue Uomo – Saltallegro – Saltallegro Bebè Serenella

La stessa cosa è successa alle lavoratrici della Perla, che ora ha trasferito la produzione in Cina, della Mandarina Duck, ecc.

Anche se il nostro caro presidente del consiglio parla di segni positivi ho la netta impressione che quest’anno e i prossimi a venire saranno davvero disastrosi per l’Italia.

Amiche e amici, vi porto via un po’ di tempo raccontandovi quello che sta succedendo in questi giorni a Faenza, più o meno nell’indifferenza generale. Continua a leggere

Sosteniamo la lotta delle donne disoccupate di Napoli che rivendicano un diritto inalienabile della Costituzione Italiana: il lavoro!

Comitato – Napoli: donne per la Conferenza Mondiale delle donne del 2011!

Email: bubbola53@yahoo.it

Email: conferenzadonne@libero.it

Sito web: https://conferenzamondialedonne.wordpress.com/

SOLIDARIETA’ ALLE DONNE E ALLE COMPAGNE DEI DISOCCUPATI PERSEGUITATE DALLA REPRESSIONE DI QUESTO GOVERNO LIBERTICIDA E FASCISTA!

Sosteniamo la lotta delle donne disoccupate di Napoli che rivendicano un diritto inalienabile della Costituzione Italiana: il lavoro!

Lottiamo contro la repressione, strumento quotidiano che questo Stato vigliacco attua contro le donne, i migranti, i gay e in generale contro la parte più debole delle masse popolari!

Lottiamo contro la politica violenta ed affamatrice di Berlusconi e dei suoi servi sostenitori!

Esprimiamo la nostra solidarietà alle/i disoccupate/i, alle donne e alle compagne del movimento per il lavoro, alle/i corsiste/i BROS che tra martedì 8 giugno e mercoledì 9 giugno hanno subìto un iniquo attacco repressivo da parte della polizia, braccio armato di questo governo e, nello specifico, della Giunta Regionale di Caldoro e dell’assessore al lavoro Nappi. Non contenti degli arresti effettuati martedì, l’accanimento persecutorio verso chi rivendica il diritto al lavoro, ha avuto una sua recrudescenza il mercoledì successivo, quando alcune compagne hanno subìto una nuova intimidazione dalla polizia: sono state prese loro le impronte digitali, in applicazione di quelle che ormai ricordano apertamente le leggi razziali del periodo fascista e che hanno avuto la loro sperimentazione sui migranti. Continua a leggere