Category Archives: Comunicati

A una semana de la Conferencia Mundial de Mujeres: comunicado de la coordinadora italiana

No hay revolución sin liberación de la mujer.

No hay  liberación de la mujer sin revolución.

Desde  casi dos años se ha lanzado  a nivel internacional  la convocatoria para la construcción de la Conferencia Mundial de las Mujeres de la Base,  que tendrá lugar  en Caracas desde el  4 hasta el  08 de marzo de este año 2011, en el que celebramos el centenario del Primer Día Internacional de  la Mujer. En todos los países del mundo,  grupos más o menos numerosos de mujeres, colectivos feministas, organizaciones  y sindicatos están trabajando para que esta Conferencia se transforme en una experiencia colectiva de debate y reflexión y  para que pueda representar un pequeño aporte a la lucha por la libertad de las mujeres en todo el mundo.

En Italia, desde el primer momento,  diferentes realidades,  asociaciones de mujeres y mujeres individuales  se ha ido sumando  al llamado,  formando una heterogénea  coordinadora   italiana (Coordinamento italiano) preparatoria para la  Conferencia Mundial de las Mujeres de la Base. Continua a leggere

A una settimana dalla Conferenza: comunicato del Coordinamento italiano per la Conferenza Mondiale delle Donne

Non c’è rivoluzione senza liberazione della donna.

Non c’è liberazione della donna senza rivoluzione.

Da circa due anni è stato lanciato a livello internazionale l’appello per la costruzione della Conferenza Mondiale delle Donne di Base, che si terrà a Caracas dal 4 all’ 8 marzo 2011, nel centenario della Prima Giornata Internazionale della Donna. In ogni paese del mondo gruppi più o meno numerosi,  collettivi, associazioni di donne e sindacati stanno lavorando per renderla un’ esperienza collettiva di confronto e riflessione, un contributo alla libertà delle donne di tutto il mondo.

In Italia fin dal primo momento,  varie realtà,  associazioni di donne e singole compagne  hanno aderito all’appello,  dando vita a un eterogeneo Coordinamento Italiano per la Conferenza Mondiale delle Donne della Base.

Si sono svolte  iniziative per promuovere la Conferenza e per la raccolta di fondi  in varie città: da Milano a Imperia, da Napoli a Roma  a Torino. Infine abbiamo aderito e partecipato a diverse mobilitazioni tra cui il Social Forum Europeo di Istanbul, la manifestazione del 16 ottobre 2010 indetta dalla FIOM e la grande mobilitazione del 13 febbraio “Se non ora quando?” che ha visto oltre un milione di donne, ma anche uomini, scendere in piazza contro la mercificazione del corpo femminile e per la cacciata di Berlusconi. Continua a leggere

Clariste Soh Moube: «Se una donna si alza, altre mille la seguiranno»

di Geraldina Colotti

Fonte: il manifesto

«Per essere efficaci contro il capitalismo distruttore, bisogna federarsi, il Social Forum di Dakar è uno spazio d’incontro prezioso», dice al manifesto Clarisse Soh Moube. Clariste, camerounese di nascita e maliana d’adozione, è ricercatrice al Centro Hamadou Hampaté Ba e autrice del libro Le Piege, pubblicato a Bamako dalle le Editions Gouttes de sable con prefazione di Aminata Traoré. Clariste sarà anche una delle delegate africane alla Conferenza mondiale delle donne di base (www.conferenzamondialedonne@wordpress.com) che si svolgerà a Caracas nella settimana dell’8 marzo e che ha avuto un momento preparatorio a Dusseldorf, in Germania, dove l’abbiamo incontrata.

Quale sarà il vostro contributo a questo Social Forum?

Saremo un gruppo di 150 donne e 250 giovani con cui abbiamo lavorato per preparare gli incontri di Dakar. Il Centro Hamadou Hampaté Ba fa ricerca in alternativa allo sviluppo. Insegniamo alle donne a riflettere e a mettere in campo pensieri e pratiche alternative allo sviluppo neoliberista, distruttore e mortifero per la maggior parte dei giovani africani. Fulcro della ricerca è la consapevolezza delle donne, vero motore delle nostre società.

Forniamo loro gli strumenti e le informazioni perché individuino le cause e le conseguenze di quel che capita all’Africa e a loro stesse: perché il loro marito è senza lavoro, perché tocca a loro tappare tutte le falle senza avere la considerazione che meritano, perché nel corso degli anni i prezzi degli alimenti sono raddoppiati mentre le famiglie sono sempre più povere e prive di quelle risorse che ci vengono rapinate. Quel che accade in un villaggio in piccola scala è il riflesso di dinamiche mondiali più ampie e complesse, ma che hanno la stessa origine e i medesimi responsabili. Immaginiamo un’ Africa comunitaria e solidale che si metta in piedi e imponga dal basso un altro sistema sociale.

Lei fa anche parte dell’associazione Mille et une femme debout, Mille e una donna in piedi.

La nostra è un’associazione estesa a molte regioni dell’Africa e dell’Europa che ha come obiettivo l’autopromozione sociale delle donne meno favorite, che in ogni settore eleggono proprie rappresentanti e si autoorganizzano. Sono contadine, casalinghe, disoccupate.Un gruppo di noi si occupa della loro formazione in ogni settore, a partire da quello economico e politico. Il nome indica l’esempio che è capace di dare una donna: basta che una si alzi in piedi e la nostra azione si moltiplica per mille. E se una donna viene abbattuta, il suo esempio si moltiplica per mille. In Africa non si parla alle donne dei problemi del mondo, si pretende da loro che risolvano quelli della sopravvivenza, invece hanno bisogno di avere informazioni sulla politica economia, sull’assenza di sovranità alimentare e il suo legame con la malnutrizione, hanno bisogno di capire il rapporto che c’è fra la comparsa del cibo spazzatura o degli alimenti geneticamente modificati e certe malattie che stanno diventando croniche.

La nostra associazione, come il Centro Hampaté Ba, le aiuta a essere consapevoli del posto che occupano nel mondo. Dal Medioriente e dall’America latina arriva la lezione della storia:non c’è niente di più forte del potere del popolo.

Nel suo libro racconta la sua esperienza di migrante, respinta insieme a molti altri africani alla frontiera sud dell’Europa. Cosa le ha insegnato quel viaggio?

Ho fatto parte di quei giovani che guardano all’Europa come un modello da seguire. Una falsa speranza che si è infranta sul filo spinato della Fortezza Europa. Quando sono tornata in Mali, ho conosciuto Aminata Traoré e ho capito dov’era l’abbaglio: ero un ingranaggio utile al sistema, l’ultimo anello di una catena che solo io potevo spezzare. E mi sono data da fare.

Violenza sulle donne: Filippine

La rete Gabriella:«Quegli abusi dei soldati su di noi»

di Geraldina Colotti – Fonte : il manifesto

Per ogni donna che cade, altre 10 prenderanno il suo posto», dice al manifesto Joan Salvador, rappresentante della rete Gabriela, che agisce nelle Filippine. Joan Salvador ha rappresentato il suo paese a un incontro internazionale, che si è tenuto a Dusseldorf in preparazione della Conferenza mondiale delle donne «di base», che avrà luogo a Caracasdal 4 all’8 marzo 2011. Un appuntamento, organizzato da una rete di collettivi di donne dell’America latina e dell’Europa (in particolar modo Ana Soto del Venezuela), che ha coinvolto donne di tutti i continenti; e che avrà al centro i diritti negati delle donne, la loro resistenza e le loro proposte.

Gabriella – spiega Joan – «è una rete nazionale di organizzazioni di base che si occupa di diritti umani, in particolare di quelli femminili. Si batte contro la violenza sessuale, la tratta, e anche contro censura e repressione che sono tutt’ora molto alte nel paese».

Gabriella è l’acronimo di General Assembly BindingWomen for Reforms, Integrity, Equality, Leadership, and Action, ma è stata chiamata così anche «in onore di Gabriella Silang, che ha guidato una rivolta contro la Spagna nella seconda metà del XVIII secolo». La rete – spiega ancora Joah – è stata fondata nell’aprile 1984. Allora, «10.000 donne marciarono a Manila, sfidando un decreto del dittatore Marcos che proibiva le manifestazioni ».

Da allora, le donne filippine scendono in piazza sfidando la repressione e i piani dei governi che, col pretesto della «lotta alle organizzazioni combattenti, colpiscono le attiviste e la popolazione civile dei villaggi». Oggi – denuncia Joan – «molte donne della società civile sono in carcere con l’accusa di aver aiutato la resistenza armata, anche se non è vero. Una omeopata è stata arrestata a marzo 2005 a casa sua. Per quattro giorni non si è saputo dove fosse. Gabriella si è mobilitata, ha promosso una campagna per chiedere all’esercito la ricomparsa della dottoressa, che era anche una mediatrice di pace. Invece, sui media veniva presentata come una leader del Partito comunista filippino. Quando l’abbiamo rintracciata, abbiamo saputo che per quattro giorni è stata tenuta in carcere  bendata e in una stanza buia e fredda e che è statamolestata sessualmente».

Un’altra donna, Judy Lee, «il mese scorso ha partorito un bambino, il giorno dopo nonostante fosse bisognosa di cure, è stata riportata in carcere». Un’altra ancora, «Mercy Castro aveva una gravidanza a rischio, ma il governo non ha permesso che le venissero prestate le adeguate cure mediche, e Mirna, una delle attiviste di Gabriella, è da tempo in carcere senza processo, ma ogni volta si trova un pretesto per rinviare l’udienza».

Gabriela si mobilita «contro l’impunità e i poteri di cui gode l’esercito, che persegue e intimidisce gli attivisti e la gente comune nei villaggi, in primo luogo le donne. Con questo governo – afferma ancora Joan Salvadore – le cose non sono cambiate, la subordinazione agli Stati uniti non è diminuita, la popolazione è sempre in miseria». Un esempio? «Sulla cordigliera abbiamo moltissimi minerali che servono alla popolazione, ma di cui la popolazione non usufruisce perché vanno a vantaggio delle multinazionali, che hanno mano libera per distruggere l’ambientema non creano risorse per la popolazione».

L’alternativa? «La sta mostrando, in concreto, il Partito comunista che in molti villaggi costruisce un altromodo di vivere, e le donne sono in prima fila».

 

INFORMAZIONI E RISOLUZIONI DEL 5° INCONTRO DEL COMITATO MONDIALE PREPARATORIO ALLARGATO

INFORMAZIONI E RISOLUZIONI DEL 5° INCONTRO DEL COMITATO MONDIALE PREPARATORIO ALLARGATO
Gelsenchirken, Settembre 2010

Prima e durante il Consiglio Politico delle Donne di Germania si è svolto il 5° Incontro del Comitato mondiale preparatorio allargato in cui si sono date informazioni sugli aspetti logistici della Conferenza (alloggio, vitto, luoghi per la realizzazione degli eventi, costi) e si sono discusse e votate risoluzioni in conformità con i precedenti incontri preparatori e con i principi generali della Conferenza; inoltre si è discusso sulla preparazione e sull’organizzazione della Conferenza e su come rendere questo lavoro più ricco ed efficiente, valorizzando così il contributo e il protagonismo che ogni donna dei diversi paesi che partecipano alla Conferenza può dare, organizzando delle Brigate internazionali di solidarietà che lavorano sotto la direzione del coordinamento internazionale (alcune di noi si sono già iscritte).
Questo lavoro verrà svolto tramite canali di comunicazione tecnologici e se necessario tramite riunioni e incontri. I gruppi di lavoro sono i seguenti e invitiamo ogni compagna a comunicare eventuali collaborazioni (in uno solo dei gruppi):
1. Logistica e organizzazione
2. Finanziamento
3. Traduzione e tecnologia per la traduzione
4. Cultura, eventi
5. Comunicazione e supporto tecnologico di comunicazione
6. Salute e pronto soccorso
7. Relazioni pubbliche / diffusione e propaganda

***************************** Continua a leggere

Se siamo la metà del cielo, siamo anche la metà della lotta…


Report dell’Assemblea internazionale delle donne del 1 e 2 ottobre 2010 a Dusseldorf

Noi seminiamo il sole nella foresta oscura

“Noi seminiamo il sole nella foresta oscura” hanno cantato le donne dell’Iran aprendo la seduta internazionale del XIX Consiglio politico delle donne in Germania. Un canto che ha racchiuso il senso delle nostre conoscenze, delle nostre nuove esperienze e i sentimenti intensi espressi nel corso dell’assemblea internazionale delle donne che si è tenuta a Dusseldorf l’1 e il 2 ottobre 2010. In quell’occasione, si sono incontrate delegazioni di donne di 31 paesi, provenienti dall’Africa (Marocco, Mali, Sudafrica e Congo); dall’Asia (India, Indonesia, Filippine, Bangladesh); dagli Stati uniti; dall’America latina (Ecuador, Venezuela, Argentina, Repubblica dominicana); dal Medioriente (Turchia, Kurdistan, Iran, Afghanistan, Iraq e Palestina); e dall’Europa (Paesi Bassi, Germania, Italia, Francia, Austria, Portogallo, Svizzera, Serbia, Inghilterra, Svezia, Belgio, Russia, Bielorussia). La maggior parte delle donne è venuta direttamente da questi paesi, e a queste delegazioni si sono aggiunte le sorelle che vivono come migranti negli altri paesi.

L’oscurità regna effettivamente nella foresta

… quando in Iran le donne vengono lapidate, o si taglia loro il naso o le orecchie, quando vengono bruciate, quando le bambine vengono date in matrimonio a nove o dieci anni

… quando ogni giorno donne e ragazze lasciano il loro paese per trovare un posto da domestica o bambinaia, spesso in modo illegale;

… quando le migranti combattive sono sempre più bersaglio di “leggi contro il terrorismo” e vivono senza la certezza di poter restare stabilmente in un paese e senza poter usufruire in modo paritario dei diritti sociali, politici e culturali;

…quando il potere politico minaccia la vita delle donne e delle ragazze come nelle Filippine dove, negli ultimi anni, 1206 militanti, donne e uomini, fra cui 12 bambini ancora nel ventre delle madri sono stati assassinati, 205 sono scomparsi, e fra questi 31 donne; dove ci sono 344 prigioniere politiche, fra cui 61 donne incinte o anziane;

… quando l’intervento brutale della polizia in Germania – com’è avvenuto contro gli oppositori del progetto Stuttgart 21 – annegano con i cannoni ad acqua i diritti democratici e mettono in pericolo la salute e anche la vita dei manifestanti;

… quando, come a Singapore, una legislazione di chiara marca anticomunista soffoca la vita democratica;

… quando in Bangladesh, 4 milioni di operaie, 80% delle quali molto giovani, a partire dai 14 anni, sono obbligate a lavorare da 16 a 18 ore al giorno, in alcune fabbriche fino a 20 ore e anche giorno e notte senza pausa, senza ferie, senza alcuna misura di sicurezza né diritti sindacali: al punto da doversi astenere dal bene acqua, perché andare al bagno non è consentito;

…quando molte ragazze nel mondo hanno sì un migliore accesso alla formazione, ma quando pongono la loro candidatura per un impiego stabile o un posto di apprendista, si sentono chiedere se e quando desiderano avere dei figli, poiché in quel caso, non sono adatte al posto;

… quando oggi in Germania, l’insieme dei lavori domestici, di cura, familiari non remunerati equivale alla creazione di valore lordo di tutta l’industria tedesca;

… quando l’attività salariale delle donne progredisce nel mondo intero, ma solo perché a loro sono riservati i bassi salari, il lavoro interinale e parziale, massima flessibilità e minima protezione del lavoro;

… quando la guerra, ma anche la “pace” della piovra imperialista ruba le ricchezze dei paesi dipendenti, ostacola lo sviluppo autonomo e impedisce alla donne di vivere la vita con dignità.

II.

Noi abbiamo affermato che ci sono nel mondo intero donne e ragazze che non vogliono accettare “l’oscurità della foresta”: “Non vogliamo essere vittime della storia, ma attrici del futuro!”.

Se noi siamo la metà del cielo, siamo anche la metà della lotta, dicono Sebahat del Kurdistan e Yeter di Turchia e parlano della grande unità che esiste nelle diverse forme di organizzazione create dalle donne stesse, e della loro campagna, che si oppone agli stupri, al patriarcato e alla mancanza di diritto per le donne. Raccontano: “Il movimento kurdo delle donne, da un lato ha lottato per la liberazione kurda, ma nello stesso tempo ha creato il movimento per la pace”.

Alcune donne degli Stati uniti parlano di nuovi movimenti sociali soprattutto contro gli interventi armati nel mondo intero. Quando Sandra degli Stati uniti e le donne d’Afghanistan si sono abbracciate, noi abbiamo sentito i forti legami di solidarietà mondiale delle donne combattive della base: Truppe straniere fuori dall’Afghanistan, fuori dall’Iraq, fuori dalle Filippine!

Dalla Repubblica Dominicana, Agnes ci ha raccontato come un movimento ecologista crescente e giovane è riuscito a impedire la costruzione di un cementificio nel pieno della foresta pluviale, sviluppando nuove forme di resistenza.

Siamo state entusiaste di ascoltare Helena dall’Ecuador raccontarci che le donne e le ragazze nel forte movimento politico popolare di cui fanno parte, hanno già rovesciato otto presidenti ostili al popolo.

Dilia del Venezuela ci ha parlato delle leggi progressiste che tuttavia sono state applicate solo dopo lotte di piazza. Così, ci sono già nove leggi contro la violenza sulle donne, ma allo stesso tempo, ci sono sempre delle donne che perdono il lavoro quando sono incinte.

Dall’Europa, nello specifico dai Paesi bassi, dalla Svizzera, dalla Germania, dalla Francia e dalla Grecia abbiamo ascoltato come gli operai e le operaie sperimentate nella lotta si siano mobilitati – alla scadenza del programma per ammortizzare la crisi economica e finanziaria più profonda -, per ottenere posti di lavoro, aumenti salariali, riduzioni del tempo di lavoro, formazione e lavoro per i giovani.

E dappertutto nel mondo, le donne discutono sulle alternative societarie nelle quali le donne libere vivranno in società liberate dallo sfruttamento e dall’oppressione.

III.

Noi abbiamo appreso come tutte queste lotte non sorgano dal niente, ma esprimano in modo evidentissimo l’aumento di consapevolezza delle donne nel mondo.

Clarissa del Mali dice: “Vogliamo uscire dall’ignoranza nella quale ci hanno rinchiuso. Non vogliamo essere come altri ci vogliono. Vogliamo che il nostro destino non sia più deciso a Washington, Parigi o Bruxelles. 50 anni di tradimento delle nostre prospettive, bastano! 50 anni di falsi obiettivi e di ipocrisia, bastano! Non vogliamo l’uguaglianza del neoliberismo, ma la giustizia!”

Johan delle Filippine parla del suo slogan: Makibaka – non abbiate paura! Continuate la vostra lotta, perché la nostra esperienza dice: quando mettono una donna in carcere o quando l’assassinano, prima o poi ci saranno 10 nuove donne che verranno a impegnarsi nella lotta.

Le donne dei minatori in Germania lanciano un appello accorato ai loro mariti: Parla con me! Noi dividiamo i problemi, le preoccupazioni, le miserie, ma anche cose belle, comunque sia, sono al tuo fianco! Se tu comunichi con me invece di tacere sui problemi del lavoro, potremo arrivare a fare meglio molte cose!

Aynur della Turchia, che è stata lincenziata a causa del suo sciopero in solidarietà con le lavoratrici di Tekel, dice: “La vittoria apparterrà alla resistenza e alle donne!”

Anche l’appello di Agnes è stato applaudito: “Unite le vostre voci in favore di quelle che non hanno voce!”

Marijna di Serbia, delle Donne in nero, precisa: “Sono stata contenta di vedere che il pianeta mondializzato sta prendendo un altro volto grazie alle donne, come qui al Consiglio politico delle donne: il volto di donne forti, impegnate, attive per un mondo in cui noi vogliamo vivere insieme in pace.

IV.

Così, noi lavoreremo in modo ancora più intenso al progetto entusiasmante della Conferenza mondiale delle donne della base nel 2011 in Venezuela.

Insieme contro lo sfruttamento e l’oppressione, contro il sexismo, il militarismo, la povertà e la distruzione dell’ambiente, la Conferenza mondiale delle donne deve rafforzare l’autodeterminazione delle donne, la loro forza, e organizzarle.

“Prendete l’iniziativa, investite tutti i vostri talenti e capacità per questa causa! Mobilitate le donne e le ragazze! Finanziate questo progetto ambizioso! Assumete insieme la preparazione nei vostri paesi e inviate numerose un sostegno personale alle Brigate internazionali di preparazione in Venezuela! Mettete in relazione la preparazione della Conferenza mondiale delle donne nel 2011 in Venezuela con il rafforzamento durevole del movimento combattivo delle donne nel mondo!

Avanti verso il Venezuela – ci ritroveremo a Caracas dal 4 all’8 marzo 2011 e vi celebreremo la 100ma Giornata internazionale della donna!

Vamos!

Le lavoratrici OMSA invitano tutte le donne ad essere solidali con loro

Le lavoratrici OMSA invitano tutte le donne ad essere solidali con loro, boicottando i marchi :

Philippe Matignon – Sisi – Omsa – Golden Lady – Hue Donna – Hue Uomo – Saltallegro – Saltallegro Bebè Serenella

La stessa cosa è successa alle lavoratrici della Perla, che ora ha trasferito la produzione in Cina, della Mandarina Duck, ecc.

Anche se il nostro caro presidente del consiglio parla di segni positivi ho la netta impressione che quest’anno e i prossimi a venire saranno davvero disastrosi per l’Italia.

Amiche e amici, vi porto via un po’ di tempo raccontandovi quello che sta succedendo in questi giorni a Faenza, più o meno nell’indifferenza generale. Continua a leggere

Il Coordinamento Nazionale per la Conferenza Mondiale delle Donne aderisce alla manifestazione della FIOM

Care compagne e compagni della FIOM,

il Coordinamento Nazionale per la Conferenza Mondiale delle Donne che si terrà in Venezuela nel 2011 aderisce e invita ad aderire alla manifestazione indetta dalla FIOM a Roma del 16 ottobre 2011: SI AI DIRITTI, NO AI RICATTI. IL LAVORO E’ UN BENE COMUNE.

L’Italia, come gli altri paesi europei e del resto del mondo, è immersa in questa crisi generale del sistema capitalista, crisi che colpisce l’intera società in ogni suo settore e stravolge le condizioni di lavoro e di vita di miliardi di lavoratori e lavoratrici.

In questo contesto si inseriscono gli attacchi della FIAT, il cosiddetto “piano Marchionne”, che prevede l’abolizione di tutte le conquiste che i lavoratori hanno strappato con dure lotte: lo Statuto dei lavoratori, il Contatto Collettivo Nazionale, l’art.41 della Costituzione, le stesse organizzazioni sindacali che appoggiano le lotte e le rivendicazioni dei lavoratori.

Per non parlare della Riforma Gelmini della scuola pubblica: col taglio di 140 mila posti e la massiccia espulsione dei precari ha affossato la già sofferente scuola a favore delle scuole e delle università private. Continua a leggere

Sosteniamo la lotta delle donne disoccupate di Napoli che rivendicano un diritto inalienabile della Costituzione Italiana: il lavoro!

Comitato – Napoli: donne per la Conferenza Mondiale delle donne del 2011!

Email: bubbola53@yahoo.it

Email: conferenzadonne@libero.it

Sito web: https://conferenzamondialedonne.wordpress.com/

SOLIDARIETA’ ALLE DONNE E ALLE COMPAGNE DEI DISOCCUPATI PERSEGUITATE DALLA REPRESSIONE DI QUESTO GOVERNO LIBERTICIDA E FASCISTA!

Sosteniamo la lotta delle donne disoccupate di Napoli che rivendicano un diritto inalienabile della Costituzione Italiana: il lavoro!

Lottiamo contro la repressione, strumento quotidiano che questo Stato vigliacco attua contro le donne, i migranti, i gay e in generale contro la parte più debole delle masse popolari!

Lottiamo contro la politica violenta ed affamatrice di Berlusconi e dei suoi servi sostenitori!

Esprimiamo la nostra solidarietà alle/i disoccupate/i, alle donne e alle compagne del movimento per il lavoro, alle/i corsiste/i BROS che tra martedì 8 giugno e mercoledì 9 giugno hanno subìto un iniquo attacco repressivo da parte della polizia, braccio armato di questo governo e, nello specifico, della Giunta Regionale di Caldoro e dell’assessore al lavoro Nappi. Non contenti degli arresti effettuati martedì, l’accanimento persecutorio verso chi rivendica il diritto al lavoro, ha avuto una sua recrudescenza il mercoledì successivo, quando alcune compagne hanno subìto una nuova intimidazione dalla polizia: sono state prese loro le impronte digitali, in applicazione di quelle che ormai ricordano apertamente le leggi razziali del periodo fascista e che hanno avuto la loro sperimentazione sui migranti. Continua a leggere