Report Italia per la Conferenza Mondiale delle Donne

Report per la Conferenza Mondiale delle Donne – 4/8 marzo Caracas

Dati base

L’Italia è situata nell’Europa meridionale, si estende su una superficie di 301.336 km² e conta circa 60.830.000 abitanti, di cui quasi 5.000.000 migranti censiti (escludendo gli “irregolari”, stimati a circa 800.000).

L’Italia, come gli altri paesi europei e del resto del mondo, è immersa nella crisi generale del sistema capitalista, che colpisce l’intera società in ogni suo settore e stravolge le condizioni di lavoro e di vita delle masse popolari. La disoccupazione è intorno all’8,9 %, senza contare i milioni di precari, cassaintegrati e in mobilità.

Situazione delle donne: problemi e forze contro le donne

L’eliminazione di posti di lavoro sotto forma di licenziamenti, dimissioni incentivate, riduzione di orario di lavoro, contratti di solidarietà, prepensionamenti, mobilità, cassintegrazione, riduzione dei salari e dei servizi, lavoro nero, precario, sottopagato, colpisce in maniera particolare le donne: in Italia solo il 46,3 per cento delle donne lavora, sette milioni di quelle in età lavorativa non hanno un lavoro (comunque non ne hanno uno stabile, sicuro e dignitoso). Nel sud del paese il tasso di occupazione femminile crolla al 34,7 per cento.

La miseria, l’emarginazione, l’abbrutimento e il degrado a cui l’attuale ordinamento borghese condanna un numero crescente di persone, la sistematica opera di divisione e contrapposizione tra gli ultimi e i penultimi della catena condotta dalle classi dominanti, la cultura maschilista e clericale, la cultura di sopraffazione, di affermazione di sé contro e a scapito degli altri sono il brodo di cultura di violenze, stupri, molestie e soprusi contro le donne. La libertà femminile disturba e fa paura, specie quando incontra la radicalità dei movimenti per l’alternativa.

La devastazione dell’ambiente che esplode nell’inquinamento, nell’invasione dei rifiuti, nelle frane, nello sperpero delle grandi opere di regime, sta provocando un numero crescente di morti (20 al giorno solo per l’inquinamento atmosferico) e malattie.

La privatizzazione e riduzione dei servizi pubblici riversa in larga misura sulle donne la cura dei malati, insieme alla cura ed educazione dei bambini e all’assistenza agli anziani. La crisi politica fa dilagare le aggressioni razziste e fasciste: donne, immigrati, omosessuali ed emarginati sono tra i principali bersagli delle violenze vigliacche dei fascisti e di altri elementi arretrati. Nei nuovi campi di concentramento che macchiano il paese (i Centri di Identificazione ed espulsione – CIE)  le donne immigrate sono oggetto di vessazioni, pestaggi e stupri. Il dilagare della violenze della polizia e delle misure securitarie è la risposta della classe dominante a chi rivendica lavoro, diritti, dignità e tutela del territorio.

Il Vaticano è entrato ancor più direttamente nella vita sociale e politica, sempre più deciso a far girare all’indietro la ruota della storia, eliminando le donne dalla direzione e dalla gestione della vita sociale. La campagna oscurantista e liberticida del Vaticano ha eretto lo smantellamento dei diritti e dell’emancipazione delle donne a bastione della “difesa della vita” e puntello della società. Sta tentando di eliminare le conquiste che le donne hanno strappato con la lotta negli anni passati: dal diritto al divorzio, all’assistenza sanitaria durante l’interruzione di gravidanza, alla contraccezione. Sta cercando di ricacciarle negli unici ruoli che la sua ideologia medioevale concepisce e riserva loro: madre, vergine o puttana.

L’attuale governo gestito dalla banda Berlusconi, frutto dell’accordo tra Vaticano e organizzazioni criminali, impone così la sua doppia morale: prostitute di lusso esibite e consumate a palazzo, prostitute migranti perseguite nelle strade di città che diventano sempre più feroci.

Intanto, mentre si consuma una crisi politica che rende più acute le contraddizioni interne alle classi dominanti (colpi di mano, scandali, scontri intestini, ecc.), cresce la percezione che non sia più possibile andare avanti così e occorrano soluzioni urgenti. Grandi movimenti d’opinione si fanno spazio. Le piazze cominciano a riempirsi di nuovo, superando i tentennamenti della sinistra tradizionale.

La risposta delle Donne: organizzazioni, rivendicazioni e lotte

In Italia, moltissime donne sono attive su diversi fronti (politico, economico, culturale, sociale):

– per la difesa dei posti di lavoro, del diritto di sciopero e di organizzazione. La FIOM (il sindacato della categoria dei metalmeccanici della Confederazione Generale Italiana del Lavoro), i sindacati di base, come l’USB (Unione Sindacale di Base), i movimenti contro il precariato e per la redistribuzione del reddito in cui le donne sono numerose e protagoniste, stanno portando avanti un’aspra battaglia contro il “modello Marchionne”: il piano dell’amministratore delegato della FIAT che propone il ricatto tra ammazzarsi di lavoro o restare senza lavoro, avendo come unica legge la volontà del padrone e come sindacato solo quello che piace all’impresa. Un modello simile a quello delle maquillas messicane. Una battaglia che si aggiunge a quella per la conquista di posti di lavoro delle disoccupate e dei disoccupati di Napoli.

– Per la difesa della scuola pubblica, dell’università e della ricerca. Da mesi, studenti, insegnanti e ricercatori si mobilitano contro i tagli alla scuola pubblica e contro un modello educativo che impoverisce i saperi, favorisce le imprese e impedisce l’accesso all’istruzione a chi non ha mezzi.

– Nei comitati ambientalisti per la tutela del territorio: a Napoli la lotta contro le discariche continua, in Val di Susa contro la costruzione della TAV- linea Alta velocità;

– Le donne sono in prima fila per contrastare le leggi razziali e lo sdoganamento dei fascisti come a Milano, Torino, Roma, Napoli e Pistoia organizzate in comitati antirazzisti e antifascisti;

– Promuovono iniziative contro la mercificazione del corpo delle donne: il 13.02 in tantissime città italiane più di un milione di donne (ma anche uomini) sono scese in piazza in difesa della loro dignità contro Berlusconi e il suo governo che confina le donne nel ruolo di oggetto di piacere dei ricchi, di bestie da soma nelle aziende dei padroni, precarie e disoccupate, di “angeli del focolare” addette alla cura della casa e della famiglia;

– Contro gli attacchi del Vaticano e dei suoi burattini per il diritto ad una maternità libera e consapevole: sono sorti coordinamenti in varie città italiane contro leggi che ostacolano l’utilizzo della RU486 (pillola abortiva), lo smantellamento dei consultori e per la libertà di scelta, per una maternità consapevole.

Prospettive

Quando lottano per la libertà di tutte e tutti, le donne non sono vittime. La generosità, la forza, la determinazione, le capacità che le donne hanno maturato nella loro lunga storia di lotta per la vita e per la libertà, sono risorse che le classi dominanti cercano in ogni modo di soffocare. Sono una forza materiale che, una volta spezzate le catene che le intrappolano nella loro condizione di sfruttamento e sottomissione, che le costringono a dedicarsi principalmente alle problematiche della vita quotidiana, contribuirà alla costruzione di un ordinamento sociale in cui la loro partecipazione al funzionamento dell’intera collettività farà compiere un enorme balzo in avanti alla civiltà e al progresso dell’umanità intera. “Il livello di civiltà in una società si misura dalla condizione della donna”.

L’organizzazione, il coordinamento, l’unità d’azione, la ribellione alla condizione in cui questa società ci confina sono la strada attraverso cui rafforzeremo la lotta per la nostra libertà e la legheremo saldamente alla lotta per mettere fine a ogni forma di oppressione e sfruttamento.

La lotta per la libertà delle donne è parte integrante della lotta per costruire una società dove “il libero sviluppo di ognuno è la condizione per il libero sviluppo di tutti”: una società in cui l’eliminazione della subordinazione delle donne agli uomini poggi sulle solide basi dell’eliminazione della divisione in classi di sfruttatori e sfruttati, del diritto e dovere di ogni persona di fare la sua parte del lavoro sociale, del riconoscimento della maternità e della cura dei bambini come compito della società intera, della gestione via via più collettiva del lavoro domestico.

Lottiamo unite per la costruzione di una società libera da sfruttamento e oppressione: il socialismo è il nostro futuro!

Coordinamento nazionale per la Conferenza Mondiale delle Donne – Italia

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