Violenze contro le donne: omicidi, botte e stupri. È allarme in Europa

di Geraldina Colotti

fonte: il manifesto

Oltre sessant’anni dopo la proclamazione della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, quelli dell’«altra metà del cielo» vengono calpestati in ogni parte del mondo: nei paesi in via di sviluppo (nella Repubblica democratica del Congo oltre 4500 violentate) come nel centro del mondo, una su quattro ha subito violenza fisica almeno una volta nella vita e il 10% è stata vittima di abusi sessuali.

In piazza o nei convegni, ieri, si è discusso di violenza contro le donne, nella giornata internazionale Onu dedicata a questo tema: in ricordo del 25 novembre 1961 quando, nella Repubblica Domenicana oppressa dalla dittatura del generale Rafael Trujillo (1930-1961), le sorelle Mirabal vennero torturate e uccise per ordine del dittatore.

Un tema ancora drammaticamente all’ordine del giorno oltre sessant’anni dopo la proclamazione della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo. La violenza è ancora troppo spesso una delle principali cause di mortalità per le donne fra i 15 e i 44 anni. Violenze subite in contesti di guerra, di miseria o fra le pareti domestiche.

In Europa, una donna su quattro è vittima di violenza fisica almeno una volta nella vita, il che significa 62milioni di casi solo a livello europeo. Il 10% delle donne ha subito violenza sessuale. In Francia, ogni quattro giorni una donna muore a causa delle percosse di mariti e conviventi. In Belgio, una donna su sette è stata vittima di almeno un atto di violenza da parte del suo partner, attuale o ex nel corso degli ultimi 12 mesi.

In Italia, dove negli ultimi anni il numero dei femminicidi è in aumento, sono 115 le donne uccise nel corso del 2010 a causa di violenze da parte degli uomini. In aumento, in particolare, la violenza domestica. Nello scorso anno, nel 36% dei casi, i responsabili degli omicidi sono stati i mariti, a seguire conviventi o partner (per il 18%), i parenti (il 13%), e gli ex-compagni per il 9%. Di recente, alcune deputate europee, di diversa nazionalità e provenienza politica, hanno proposto al Parlamento europeo di istituire l’anno della violenza contro le  donne, e chiedono  ai cittadini europei di firmare la petizione sul sito www.violenceagainstwomen. eu.

In base a quanto stabilito dal Trattato di Lisbona, infatti, il cittadino – sulla base di una consistente raccolta di firme – può proporre alla Commissione europea nuove misure legislative: «Se saremo un milione a firmare nei prossimi dodici mesi – ha detto il deputato belga Marc Tarabella, uno dei promotori – la Commissione europea dovrà piegarsi». In Serbia, dall’inizio dell’anno 26 donne sono state uccise da uomini che onoscevano, tutte vittime del proprio partner (21), dell’ex partner o del marito.

Secondo le cifre dell’Onu – contestate dall’attuale governo congolese – oltre 4500 donne e bambine, spesso di soli 7 anni, sono state violentate tra il 30 luglio e il 2 agosto nei villaggi del Nord e Sud Kivu, nella Repubblica democratica del Congo. Solo nel villaggio di Luvungi, sarebbero stati commessi 300 stupri. Nel 2008 e nel 2009, le organizzazione umanitarie presenti nel paese hanno raccolto 15.000 denunce da parte delle donne.

E contro l’impunità di questi crimini, oltre 20.000 donne in quelle zone sono di recente scese in piazza dopo un incontro internazionale organizzato dalla Marcia mondiale delle donne. Ieri, decine di donne hanno manifestato a Gaza per chiedere che chiunque violi i loro diritti, «sia a livello verbale che fisico, psicologico o sessuale», venga punito dalla legge. In una conferenza stampa, la direttrice del Centro per le questioni femminili, Amal Siyam, ha chiesto all’Autorità nazionale palestinese (Anp) di «adottare leggi più severe per porre un freno alla violenza contro le donne» e di «varare normative che rendano merito all’impegno delle donne nella lotta contro l’occupazione israeliana e alla loro partecipazione attiva in tutti i campi». Siyam ha anche esortato i movimenti di Fatah eHamas a mettere l’interesse nazionale davanti a quello di partito e giungere a un punto d’incontro in vista di una riconciliazione, così da potersi concentrare sul conflitto vero, ossia quello con Israele.

Ad Algeri, invece, la prevista conferenza internazionale sulla violenza contro le donne, non è stata permessa dalle autorità. Anche in Italia, le donne sono scese in piazza. A Roma, hanno manifestato contro il progetto di legge regionale della consigliera Olimpia Tarzia, «un attacco all’autoderminazione femminile».

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