Report dell’ incontro preparatorio di Dusseldorf, Germania

 

Care compagne e compagni,

dal 4 all’8 marzo 2011 si terrà a Caracas (Venezuela) la Conferenza mondiale delle donne “di base”. Si tratta di un’iniziativa nata nel 2008 da una proposta del collettivo venezuelano Ana Soto, presente di diverse zone del paese, che ha trovato risposte in tutti i continenti. Da allora, si sono tenuti diversi incontri internazionali di preparazione (riassunti negli scritti che vi accludiamo). L’ultimo si è svolto ai primi di ottobre a Dusseldorf, in Germania e vi hanno partecipato donne di 31 paesi (accludiamo anche risoluzioni e proposte).

L’Italia non è stata fra i paesi organizzatori (e dunque non ha influito sull’arco tematico iniziale: sufficientemente ampio, però, da poter essere in gran parte condiviso da molte), perché le poche compagne presenti fin dall’inizio non ne avevano le forze, né sapevano se la proposta avrebbe trovato interesse da noi. Via via, però, che l’informazione si è diffusa un po’ di più, molte donne con differenti percorsi hanno accolto l’idea, considerandola un’occasione di confronto fra pratiche diverse, in Italia e nel resto del mondo.

Si è costituito quindi un coordinamento nazionale che ha avuto un primo momento di incontro a Napoli, l’anno scorso, e un altro a Roma nei mesi precedenti. Da qui, alcune di noi si sono recate a Dusseldorf, dove si è precisato il lavoro della Conferenza. A organizzare quell’incontro sono state le tedesche del Consiglio politico delle donne di Germania, un ombrello che racchiude donne dei movimenti, di alcune organizzazioni marxiste-leniniste (molto estese e radicate sul loro territorio), del sindacato e anche della Linke.

Abbiamo incontrato operaie del Bangladesh in lotta contro il supersfruttamento, anche minorile, e contro la violenza di genere; sindacaliste di base filippine, indiane, sudafricane; donne in nero del movimento gblt di Zagabria, migranti di tutti i paesi, ex prigioniere politiche kurde e turche reduci da durissimi scioperi della fame.

Abbiamo partecipato a seminari teorici che qui avrebbero sì e no riunito cinque persone e in quella sede hanno invece riempito le aule dell’università che ospitava la Conferenza: grandi numeri, insomma, anche nell’ottima organizzazione (mensa popolare, alloggio gratis per le partecipanti, informazione costante e persino un concorso musicale diviso per fasce di età in cui bambine, ragazze e adulte hanno composto canzoni di lotta ispirate alla conferenza mondiale di Caracas). Tra una pausa e l’altra, c’è stato anche un piccolo presidio in solidarietà con i manifestanti che, a Stoccarda, protestavano contro il progetto di pianificazione urbanistica Stuttgart 21: un movimento simile a quello No Tav, che è stato caricato dalla polizia. 

D’altro canto, lotte analoghe sono state raccontate dalle donne della Repubblica dominicana (dove si terrà a breve un altro incontro continentale di preparazione), da quelle del Congo (dove per la prima volta le donne sono scese in piazza numerose contro la violenza di genere) e dell’India (dov’è in corso una vasta operazione militare del governo per cacciare le popolazioni originarie dai loro territori e consegnarli alle multinazionali)…

Per l’occasione, è stato prodotto un video che fotografa la situazione delle donne nel mondo sul piano dei diritti e del protagonismo, che dovrebbe arrivare al coordinamento italiano a breve. Intanto, però, sono arrivati i report dell’Incontro di Dusseldorf, che vi alleghiamo. Come vedete, sono state istituite delle commissioni preparatorie della conferenza di Caracas (nel frattempo, le africane stanno anche preparando il Social forum che si terrà in Senegal) a cui anche noi italiane ci siamo iscritte. Un’altra idea che è stata approvata e che ci sembra condivisibile è di inviare delle “brigate di solidarietà” (anche compagni, se si vuole) che preparino la conferenza, recandosi in Venezuela qualche settimana prima. Tutte le partecipanti hanno anche sottoscritto una lettera da inviare alle elette in Venezuela (negli organismi di governo sono quasi la metà degli uomini) e al governo Chavez, il quale ha manifestato pubblicamente il suo sostegno (ci è stato mostrato un video). L’iniziativa è autonoma da partiti e governi, ma per la logistica le compagne di Ana Soto hanno chiesto che vengano messe a disposizione e gratuitamente posti per mangiare e dormire e spostarsi (università, mezzi di trasporto, ecc.) e finora non hanno ancora avuto tutte le autorizzazioni.

Da parte nostra – da parte delle compagne che già si sono incontrate in Italia, ma le proposte sono in progress – abbiamo pensato di raccogliere i più diversi contributi (video, opuscoli, mostre, ecc.) che raccontino la resistenza e le proposte delle donne in Italia, in questo periodo di attacco feroce alle loro conquiste da parte di Stato e Vaticano. Le lingue della Conferenza saranno spagnolo e inglese, ma c’è bisogno di traduttrici e traduttori volontari, in quelle lingue ma per noi anche in italiano e dall’italiano. Questo aspetto è stato alquanto carente a Dusseldorf.

A Dusseldorf, l’assemblea ha deciso che ogni paese può portare cinque delegate, ma non c’è limite al numero di partecipanti, basta comunicarlo per tempo entro dicembre (si prevedono almeno 5.000 delegate, c’è quindi per le venezuelane un problema di logistica e di sicurezza). A noi piacerebbe che potessero andare tutte quelle che lo desiderano. Siccome abbiamo pochi mezzi, però, occorre per questo organizzare iniziative di autofinanziamento. Fra le idee che ci sono venute c’è quella di una lotteria che metterebbe in palio due biglietti per Caracas ottenuti gratis o a pochissimo prezzo più altri premi legati alla conferenza. E poi, potremmo organizzare cene a sottoscrizione, concerti con dj come alcune già stanno facendo.

Proponiamo domenica 28 novembre come data per una nuova assemblea nazionale, da tenersi a Roma. Le compagne della casa per donne in difficoltà (ora sono soprattutto migranti) di Lucha y siesta – che sono con noi in questo percorso – hanno dato ancora una volta la loro disponibilità, e si potrebbe fare da loro (via Lucio Sestio, vicino all’uscita della metropolitana), altrimenti si accettano proposte. In quell’occasione cercheremo una modalità condivisa per decidere le cinque delegate e quante vogliono partecipare: niente di asfittico o paludato, però.

La Conferenza – dicevamo – ci è parsa un’occasione di stimolo e confronto, da far conoscere e da mettere in comune, anche oltre la scadenza di marzo 2011. Perché non immaginare uno spazio comune  – articolato, senza censure e nel rispetto dei reciproci percorsi – dalle periferie del mondo a quelle dietro casa? Il coordinamento italiano donne verso Caracas (un po’ macchinoso da pronunciare, magari potremo trovare di meglio) potrebbe muovere qualche passo comune anche prima della Conferenza: per esempio verso la giornata contro la violenza sulle donne e contro lo spirito della “legge Tarzia” che, dal Lazio, sta dilagando in altre parti d’Italia.

Invitiamo tutte le compagne (e i compagni) interessate a manifestarsi e a iscriversi alla lista e a confermare la data del 28, che va un po’ preparata.

 

 

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